Giulia Cecchettin, la mamma di Giordana: “Anche l’assassino di mia figlia era considerato un bravo ragazzo”

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“Anche l’assassino che ha ucciso mia figlia Giordana con 48 coltellate era considerato un ‘bravo ragazzo’. Ma noi, in famiglia, avevamo capito che era pericoloso. La chiamava anche 80 volte in un giorno, la seguiva, la maltrattava. Fino ad ucciderla senza pietà. Lasciando orfana una bambina di 4 anni, sua figlia. Tutto quello che è accaduto alla povera Giulia Cecchettin, noi l’abbiamo vissuto in prima persona. E’ una ferita che si riapre continuamente…”. A parlare, in una intervista all’Adnkronos, è Vera Squatrito, mamma di Giordana Di Stefano, la 20enne uccisa il 6 ottobre di otto anni fa con 48 coltellate dall’ex fidanzato Luca Priolo da cui, a 15 anni, aveva avuto una figlia che oggi ha 12 anni. L’efferato femminicidio era avvenuto a Nicolosi, un paese alle falde dell’Etna. La ragazza, che sognava di diventare una ballerina di flamenco, aveva denunciato il padre di sua figlia per stalking ed era stata assassinata proprio alla vigilia della prima udienza del processo. Luca Priolo sta scontando una condanna a 30 anni di carcere.

Vera Squatrito non si è mai chiusa nel suo grande, infinito, dolore. Ma ha continuato a parlare di Giordana, una bellissima ragazza dagli occhi castani e i capelli scuri, nelle scuole, ai giovani. Per metterli in guardia già “dai piccoli segnali, a volte impercettibili”, dice. “Sono otto anni che porto Giordana con me – racconta la signora Vera- Io penso che attraverso il suo vissuto molti possano riconoscere la violenza dai piccoli segnali. Prima che sia troppo tardi”. La piccola Asia, la figlia di Giordana, vive da allora con la nonna. “Ho una bambina che è rimasta da sola e vorrei darle la forza che necessita per vivere in una società che punta il dito. Io penso di fare del mio meglio”.

Giordana voleva vivere, per lei, per la sua bambina, per la sua passione. Una bimba avuto quando lei stessa era quasi una bambina. “Lei era una bambina già mamma, amava i bambini. Vedeva sua figlia come una rinascita, non come un qualcosa che impediva la sua crescita. Lui invece non la voleva”, dice oggi sua madre.

‘E’ vero che sono figli del patriarcato ma ci sono quelli che non uccidono’

Poi, Vera Squatrito, commenta le parole di Elena Cecchettin, secondo cui Filippo Turetta, l’assassino di di Giulia Cecchettin, “non è un mostro. I mostri non sono malati, sono figli sani del patriarcato, della cultura dello stupro. Il femminicidio è un omicidio di Stato, perché lo Stato non ci tutela”. “Non sono d’accordo. Con molta sincerità, per me sono dei mostri. Punto. L’efferatezza violenta al massimo. E’ vero che sono figli del patriarcato, ma ci sono figli del patriarcato che non uccidono. Qui parliamo di persone che non sono esseri umani, sono e saranno mostri”. Poi, aggiunge: “E’ chiaro che il patriarcato c’è, da sempre, ma non tutti quelli che provengono da quella generazione sono assassini. Qui parliamo di soggetti particolari che hanno dei problemi patologici. Soggetti che non sono malati, ma hanno un problema di fondo che non sanno gestire i sentimenti. Non parlo solo della rabbia. Per questo arrivano a uccidere in quel modo barbaro. E’ un accumulo di rabbia. Parliamo, insomma, di soggetti narcisisti, con patologie particolari, che hanno una doppia personalità”.

Poi, parlando ancora del “bravo ragazzo”, Vera Squatrito dice: “Mia figlia è stata ammazzata con 48 coltellate da quello che molti definivano un ‘bravo ragazzo’. La vicenda di mia figlia ha avuto delle dinamiche familiari molto simili. Anche i genitori dell’assassino di mia figlia dicevano che era un bravo ragazzo che non avrebbe mai fatto del male. Perché un geniture spesso tende a difendere l’indifendibile. Forse per paura di essere messo lui stesso sotto accusa. Come se non volessero guardare la realtà. Il troppo amore nasconde agli occhi degli altri”. Perché ripete che “una persona non può non dare dei segnali. Ci sono dei precedenti che non vogliono vedere. Io l’ho vissuto sulla mia pelle, anche lui era un bravo ragazzo. Noi genitori dobbiamo dare una buona educazione”. Giordana aveva capito che quello non era amore ma violenza.

“Lui era molto possessivo, la controllava, le impediva di avere le sue amicizie, le faceva terra bruciata attorno…violenza psicologica. Mia figlia ha iniziato a cambiare, non era più felice, era isolata. Lui voleva che Giordana ritirasse la denuncia ma lei si era rifiutata di farlo”, racconta ancora Vera Squatrito.

‘Noi avevamo capito subito che era un violento e lo denunciammo’

Luca Priolo, l’assassino di Giordana Di Stefano, fu denunciato per stalking, violazione di domicilio ed era stato rinviato a giudizio. “Pensi che aveva messo anche una app nel telefonino per controllare mia figlia – racconta Vera Squatrito – Noi abbiamo avuto dei segnali chiari, tanto è vero che lo abbiamo denunciato, nel 2013. Per noi non era una brava persona. Affatto. E lo dimostrò da subito. Giordana rimase incinta a 15 anni. E dopo 3 anni aveva deciso di denunciare il padre di sua figlia. Qui i segnali c’erano e li abbiamo riconosciuti in famiglia, che era un violento e che aveva atteggiamenti di violenze verbali, persecuzioni. Le faceva anche 80 chiamate al giorno. Sono segnali importanti. Io mi sono accorta proprio così. Perché mia figlia gli doveva dare spiegazioni di tutto quello che faceva, sono segnali chiari”. “Noi volevamo fermarlo. Quando lei lo lasciava perché la situazione era allo stremo, lui perpetuava sempre più violenza – dice ancora la mamma di Giordana – la chiamava e la seguiva, veniva sotto casa, si nascondeva”.

“Purtroppo – aggiunge – le istituzioni hanno dato una cattiva valutazione del rischio. Ancora oggi si tende a pensare che lo stalker sia un bravo ragazzo, io ho molta paura degli stalker”.

Ma da dove trova Vera Squatrito tutta questa forza per continuare la sua lotta contro la violenza sulle donne? “Guardi, non glielo so dire – dice – mi sono aiutata da sola. Sono stata sola in questi anni, mi sono dovuta aiutare da sola e ho cercato di razionalizzare il mio accaduto, che non è semplice. Ma noi abbiamo una fonte importante. Una sorta di autoprotezione, e ho cercato di amplificarla. Io non amo fare la tv del dolore, non amo piangere davanti agli altri, perché il pianto è un fatto è talmente intimo…”.

‘Oggi mia nipote ha paura che il padre possa uscire dal carcere e farle del male’

La bambina oggi ha 12 anni e va a scuola. Grazie all’affetto della nonna con cui vive è una bambina serena. “Asia come i tutti i bambini ha para del male ed è una elaborazione continua – dice nonna Vera – Oggi Asia ha consapevolezza di quello che è accaduto, oggi è un adolescente e ha la chiarezza. Ma ha paura”. Paura che l’assassino di sua mamma, nonché suo padre biologico possa uscire anzitempo. “E per quanto le possa dire che non uscirà, lei ha paura”, dice Vera. Per anni, quando era troppo piccola per capire, ha pensato di essere stata abbandonata dalla mamma. Oggi, che invece sa tutto, la sua paura è che il padre, condannato a 30 anni con sentenza definitiva, possa tornare a casa e fare del male anche a lei.

La piccola ha parlato con la nonna anche dell’assassinio di Giulia Cecchettin. “Lei ascolta e mi dice sempre: ma come è possibile che accada ancora?- dice Vera Squatrito – Lei è molto matura per essere una 12enne, parla della mamma con molta serenità, grazie al cielo. Spesso dopo che sente una notizia, attiva una forma di protezione”. Tempo fa, a scuola,ha disegnato una panchina rossa con su scritto: ‘Stop alla violenza sulle donne’. (di Elvira Terranova)

 

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