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Europa: le nuove sfide politiche e sociali

Collana Praecurrit Fatum – idee controcorrente

L’Europa deve rivedere strategia politica e sociale, cambiare strategia geopolitica in vista dei diversi stravolgimenti che stanno avvenendo in questo XXI secolo. Non è soltanto il Covid-19 a rivoluzionare l’economia e la società ma è principalmente il riposizionamento politico vissuto nel mondo. Con questo compendio si inaugura la collana Praecurrit Fatum – idee controcorrente diretta da Marcantonio Lucidi e Alessandro Orlandi. È prevista la pubblicazione di una serie di volumi per delineare il possibile futuro, analizzando argomenti in rapida trasformazione contenuti e affrontati in questo primo testo.

Il disegno politico

La grande costruzione voluta dai sette padri fondatori dell’Unione Europea – De Gasperi, Spinelli, Monnet, Schuman, Bech, Adenauer, Spaak – viene rimessa in discussione da movimenti politici antieuropeisti ma è scossa anche internamente da governi soggetti ad involuzione autoritaria e da alleanze a forte connotazione egoistica come il Gruppo di Visegrad, vero e proprio blocco di paesi populisti dell’Est. Uno degli obiettivi del progetto Praecurrit Fatum, inaugurato da questo libro, è individuare e promuovere idee e proposte che offrano un contributo al superamento dell’attuale crisi europea. Idee e proposte che prevedano il completamento dell’Unione europea e la sua definitiva trasformazione in un grande stato federale. L’enorme capitale europeo di democrazia, intelligenza politica, evoluzione culturale e sociale, pensiero filosofico e umanistico, ed anche forza economica, industriale e di mercato è determinante per offrirci una via di uscita dall’attuale situazione critica. In questo contesto è utile indicare cosa non ha funzionato nel progetto dell’Unione Europea e individuare le possibili soluzioni perché gli Stati Uniti d’Europa vedano un giorno la luce, a cominciare da una Costituente Europea riservata in una prima fase agli stati che vorranno farne parte.

Il futuro dell’Europa

Il prof. Franco Chiarenza, Franco Chiarenza, giornalista e docente di storia della comunicazione Sapienza – Luiss, delinea la situazione politica e sociale dell’Europa, evidenziando la necessità di intervenire rapidamente su specifici argomenti. «È tempo ormai di passare alla realizzazione di una struttura integrata di tipo confederale in cui almeno la politica estera e il coordinamento della difesa parlino con una sola voce. Paradossalmente l’uscita della Gran Bretagna (da sempre ostile a integrazioni politiche) potrebbe facilitare la creazione di un “nocciolo duro” costituito da Francia, Germania, Italia, paesi iberici, Benelux in grado di procedere in questa direzione. Nei confronti dei paesi dell’Est (o meglio di alcuni di essi) si pone un problema di legittimità democratica che rende impossibile procedere verso ulteriori forme di integrazione; stato di diritto e unità europea sono concetti inscindibili, dove la magistratura non è indipendente, la stampa non è libera, le opposizioni subiscono pesanti condizionamenti, non si può andare oltre una zona di libero scambio puramente commerciale. In sostanza si delinea per il futuro un’Europa a diversi livelli di integrazione attraverso accordi e trattati come si è fatto in passato. Il rischio è che questi processi siano troppo lenti in un mondo globalizzato in cui Stati Uniti e Cina potrebbero diventare gli unici in grado di dettare le regole del gioco. Se l’Europa vuole essere di nuovo protagonista ha poco tempo».

L’immigrazione riguarda tutta l’Europa ma sono molti gli ostacoli da superare prima di arrivare a coinvolgere tutti i Paesi in un unico obiettivo: integrare culture e società. Conviene riflettere sulle diverse politiche sociali realizzate dai diversi Stati. Sull’immigrazione il prof. Franco Chiarenza evidenzia due modi con i quali affrontare il problema sociale che diventa anche politico.

«Per quanto riguarda l’immigrazione il problema riguarda tutta l’Europa in due modi: per l’accoglienza dei profughi superando le regole assurde del trattato di Dublino e studiando regole equilibrate che consentano di trasformare un’emergenza (come oggi è spesso percepita) in una opportunità (tanto più necessaria nella crisi demografica che sta interessando tutti i paesi europei). L’altro aspetto della questione è la necessità di una politica comune di assistenza all’Africa in assenza della quale l’Europa si troverà alle prese con problemi giganteschi. O noi portiamo in Africa risorse umane, finanziarie, tecniche che ne consentano uno sviluppo proporzionato alla grande ricchezza di materie prime di cui essa dispone (come sta cercando di fare, non a caso, la Cina) oppure gli africani verranno da noi; da che mondo è mondo i flussi migratori spingono da realtà povere verso miraggi di una vita migliore e non sono certo le misure paramilitari di contenimento che possono impedirlo. Anche in questo caso, dunque, l’Unione Europea potrebbe fare molto di più di quanto i paesi che ne fanno parte possono singolarmente. Ma anche in questo caso non c’è più molto tempo da perdere».

Francesco Fravolini


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